La Gazzetta di Arnese

Il Corriere della Sera smentisce il Corriere della Sera sull’attacco dei troll russi contro Mattarella?

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La domanda non è peregrina.

Stamattina sono saltato sulla sedia quando ho letto l’articolo di Fiorenza Sarzanini, informatissima giornalista del Corriere della Sera esperta di intelligence e dintorni.

E’ scritto che “al momento sembra quindi esclusa la possibilità che dietro questo attacco ci siano account russi”.

Si parla dell’attacco via Twitter a Sergio Mattarella dopo il no del Quirinale all’economista Paolo Savona come ministro dell’Economia nel governo Conte.

Eppure solo pochi giorni fa il Corriere della Sera in prima pagina ha denunciato l’attacco suddetto (titolo: “Le manovre dei russi sul web”). Scriveva infatti il 2 agosto il Corsera: “È impossibile sapere se i troll russi, nascosti nella loro «fabbrica dei falsi» a San Pietroburgo, abbiamo avuto un ruolo anche nell’alimentare l’ultima campagna contro il capo dello Stato: i dati per potersi pronunciare su questo aspetto non sono di dominio pubblico. Ma alcuni di coloro che presero parte a quell’attacco digitale di fine maggio erano già stati sollecitati dai russi in modo occulto, dunque a loro insaputa, in casi precedenti. Su questo non c’è più alcun dubbio”.

Per chi volesse approfondire le due versioni del Corriere della Sera a pochi giorni di distanza, qdi seguito c’è materiale utile per farsi un’idea personale.

Buona lettura

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ARTICOLO ODIERNO DEL CORRIERE DELLA SERA A FIRMA FIORENZA SARZANINI

Ecco di seguito un estratto; qui l’articolo completo:

“Alla polizia postale si chiede dunque di ricostruire quanto accaduto, rintracciare gli account, individuare i server. E così dare un’identità a chi ha compiuto un atto ritenuto eversivo proprio perché prende di mira la più alta carica dello Stato. L’esito di queste verifiche sarà poi incrociato con l’identità di chi ha presentato le denunce proprio per scoprire se ci sia stata un’unica regia dietro l’attacco che mirava a indebolire il Quirinale. Anche tenendo conto che lo scontro istituzionale di quei giorni aveva provocato un innalzamento dello spread con possibili rischi per l’economia. Al momento sembra quindi esclusa la possibilità che dietro questo attacco ci siano account russi. Ma il lavoro degli specialisti della Postale dovrà comunque concentrarsi sull’attività di quei soggetti che avrebbero provato a influenzare la campagna elettorale in vista delle consultazioni del 4 marzo scorso. I dati sono contenuti negli atti dell’inchiesta in corso negli Stati Uniti sul Russiagate”

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2 AGOSTO 2018, CORRIERE DELLA SERA, ARTICOLO DI FEDERICO FUBINI
TITOLO: LE MANOVRE DEI RUSSI SUL WEB E L’ATTACCO COORDINATO A MATTARELLA

Ecco un breve estratto; qui l’articolo completo:

“Almeno una ventina dei profili di Twitter coinvolti nella campagna digitale contro il capo dello Stato avevano una storia controversa. Probabilmente anche di più di venti. Nel passato recente quei profili su Twitter, che appartengono a italiani del tutto ignari, erano stati usati una o più volte dalla Internet Research Agency (Ira) di San Pietroburgo per far filtrare nel nostro Paese la propria propaganda a favore dei partiti populisti, dei sovranisti e degli anti-europei. Gli stessi «account» che fino a poco più di un anno prima erano stati rilanciati, fatti rimbalzare e a volte sollecitati a intervenire sulla Rete da parte di agenti russi sotto copertura, adesso stavano attaccando Mattarella.

È impossibile sapere se i troll russi, nascosti nella loro «fabbrica dei falsi» a San Pietroburgo, abbiamo avuto un ruolo anche nell’alimentare l’ultima campagna contro il capo dello Stato: i dati per potersi pronunciare su questo aspetto non sono di dominio pubblico. Ma alcuni di coloro che presero parte a quell’attacco digitale di fine maggio erano già stati sollecitati dai russi in modo occulto, dunque a loro insaputa, in casi precedenti. Su questo non c’è più alcun dubbio. È una delle conclusioni dall’analisi a campione di circa due terzi dell’enorme banca dati sull’attività dell’Ira pubblicata nei giorni scorsi dal sito americano «Firethirtyeight». I dati, quasi tre milioni di tweet, sono parte dell’archivio studiato dal procuratore speciale Robert Mueller, che indaga sulle interferenze russe nelle presidenziali del 2016 e nella politica americana in genere. Li hanno estratti (legalmente) due ricercatori, Darren Linvill and Patrick Warren della Clemson University e Twitter ha confermato che provengono da profili legati all’Ira di San Pietroburgo. Quei profili oggi sono stati cancellati con l’esplodere del Russiagate.

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2 AGOSTO 2018, ARTICOLO DEL CORRIERE DELLA SERA FIRMATO DAL QUIRINALISTA MARZIO BREDA (qui l’articolo completo)

Ecco un estratto:

“È la notte tra il 27 e il 28 maggio 2018. Quella che segue il no del presidente della Repubblica alla designazione di Paolo Savona nel ruolo di ministro dell’Economia per il governo gialloverde destinato a nascere qualche giorno dopo, il primo giugno. Quella in cui il leader dei 5 Stelle, Luigi Di Maio, proprio a causa del rifiuto pronunciato dal Colle, annuncia l’intenzione di avviare la procedura di impeachment contro il capo dello Stato.

Alle due del mattino, improvvisamente, si registra su Twitter un’attività assolutamente anomala: in pochissimi minuti si registrano circa 400 nuovi profili, tutti riconducibili a un’unica origine. Profili dai quali partono subito migliaia di messaggi — con ogni evidenza già pronti — in un attacco moltiplicato con lo stesso obiettivo: Sergio Mattarella. Al quale, tra varie volgarità, si intima di «dimettersi».

Al Quirinale scatta l’allarme. Grazie al lavoro della polizia postale si stabilisce che la fonte di tutto è una sola. Ma il monitoraggio sulla rete, per quanto stretto e attento, non consente comunque di trovare l’anello di congiunzione tra la galassia dei social network e una precisa cabina di regia. Si sa che, con alta probabilità, dovrebbe esser stata creata all’estero, anche se nessuno è in grado di dire se c’entrino gli operatori russi impegnati in azioni di disturbo nella campagna elettorale americana. A Mosca e dintorni, del resto, ci sono le cosiddetta «fabbriche dei troll» (espressione gergale per definire i falsi utenti che manovrano l’informazione) di cui ha parlato già ieri il Corriere in un approfondimento sul lavoro del procuratore speciale Robert Mueller nel caso Russiagate. E tra le novità che stanno trapelando dall’inchiesta ci sono ripetuti interventi negli ultimi anni anche sulla politica italiana”.

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Segnalo il commento del notista politico di lungo corso Francesco Damato che sul tema ha scritto questo

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E chiudo con Wired che aveva avuto più di un dubbio sull’allarme del Corriere della Sera

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