La Gazzetta di Arnese

Maurizio Belpietro salvineggia sulla salviniana Annalisa Chirico

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Ci si chiede anche come mai (e con quali ambiziosissime mire) Annalisa Chirico abbia organizzato un convegno sul futuro della farmaceutica italiana.

Qualche maligno, in quel contesto romano, ha notato come tra i presenti ci fossero soprattutto sue conoscenze – neanche troppe, la sala contava tanti posti vuoti – estrapolate dal mondo delle istituzioni, ma che mancasse un parterre significativo di settore, un vero pubblico di interessati.

Pareva, a un’occhiata superficiale, il classico evento organizzato per guadagnare visibilità, per accreditarsi in settori succulenti, come quello in cui orbitano le case farmaceutiche.

(estratto di un articolo di Roberto Nuvola pubblicato dal quotidiano La Verità ripubblicato da Dagospia; qui la versione integrale)

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Ma Chirico in effetti si è occupata di recente di case farmaceutiche; ecco come sul Foglio:

L’Assemblea generale dell’Organizzazione mondiale della sanità ha approvato formalmente una risoluzione sul prezzo dei farmaci, proposta e sostenuta dall’Italia a capo di una “coalition of the willing” composta da una ventina di paesi tra cui spiccano Andorra, Sri Lanka, Malesia, Kenia, Serbia, Uganda e la monarchia sudafricana dello Swaziland.

Il ministro della salute Giulia Grillo si è spesa in prima persona per l’adozione di un atto privo di valore vincolante, e depotenziato rispetto alla proposta iniziale, spiegandone così il senso: “Chiediamo una maggiore trasparenza sulla formazione del prezzo del farmaco per come viene poi presentato dall’azienda allo stato o agli stati. Serve per avere una maggiore garanzia di correttezza da parte delle multinazionali che hanno alzato un po’ il tiro su diversi farmaci rischiando di mettere in ginocchio i sistemi sanitari”. In realtà, l’Italia è tra i paesi con i prezzi più bassi d’Europa, lo scorso anno il nostro export farmaceutico ha battuto quello tedesco, e ciò è reso possibile dall’attuale cornice normativa che disegna un sistema di negoziazione diretta tra l’Aifa e le aziende del settore, imperniato sulla riservatezza (difficile parlare di “segreto” dal momento che la platea tecnica che gestisce le relative procedure – tra ministero, enti, aziende – conta almeno un migliaio di persone).

L’iniziativa italiana ha messo in allarme gli stakeholder.

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