La Gazzetta di Arnese

Papa Francesco e l’italica stampa vaticanoide. La letterona di Mainardi

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Lettera del giornalista Andrea Mainardi, che segue Vaticano e dintorni, alla Gazzetta

Caro direttore,

di correr dietro ai problemi che hanno col sesto alcune – rare, quanto sempre troppe – lunghe tonache non si avrebbe voglia. Ma tocca. Spiace perché si vorrebbe parlar d’altro. Perché si finisce a fare i cronisti di cose anziane: l’ondata è passata dopo il picco degli anni Ottanta. Lo dicono i numeri. E loro, i numeri, sono testardi.

Ma tocca: perché il sesto coincide sempre coi soldi. E quelli girano ancora. E girano meno. E la decrescita in certi posti infelicita. E diventa un problema se si parla di prelati che viaggiano in Mercedes e abitano appartamenti di antiquariato arredati. Coi soldi di chi?

Se si trova overbooking su un volto Roma- Jfk-New York, non ci si lamenti con Alitalia o United. C’entrano poco. Meglio telefonare al 3339 di Massachusetts Ave. Nunziatura vaticana. Che c’è un gran traffico nei cieli. La business class è prenotatissima. Nei giorni scorsi vescovi e cardinali hanno fatto la spola dagli Stati Uniti a Roma.

Ieri è stata una giornata clou. A Palazzo, Papa Francesco ha ricevuto i vertici della Conferenza episcopale Usa. Incontro rimandato quanto atteso; chiesto di là dall’Oceano e desiderato per fare chiarezza sul memoriale Viganò, quindi su abusi del clero verso maggiorenni e, a volte, minorenni. Ma spesso abbastanza grandicelli.

Ne sappiamo poco.

Fosse trapelato nulla sarebbe stato più gradito. Il comunicato ufficiale dei vescovi Usa è un capolavoro di vaghezza: “Siamo grati al Santo Padre per averci ricevuti in udienza, abbiamo condiviso con Papa Francesco la nostra situazione negli Stati Uniti… È stato uno scambio lungo, fruttuoso e buono”. Misure? Nulla. Della invocata visita apostolica della Santa Sede in America per ora non si ha traccia.

Stesso giorno, Bergoglio ha infilato in pensione solo dopo cinque giorni dalla scadenza canonica dei 75, Michael J. Bransfield e commissariato la sua diocesi negli Usa, quella importante di Wheeling-Charleston. Storia complessa dell’eccellenza che era stato più volte accusato di abusi (su maggiorenni) e altrettante prosciolto. Coincidenze. Bransfield è stato uomo chiave della Papal Foundation cofondata dall’ex cardinale McCarrick. Quella che ha negato i fondi all’Idi di Roma, ma che tanti dollari negli anni ha versato al Vaticano.

Nel mentre del cruciale incontro, l’italica stampa vaticanoide era tutta concentrata a commentare un dialogo di pochi minuti di Bergoglio coi confratelli gesuiti durante il recente viaggio in Irlanda. Dove si è parlato di abusi. Ovviamente. Dialogo privato che – certamente per casualità – è stato pubblicato dalla Civiltà Cattolica di padre Antonio Spadaro proprio nel giorno in cui il Vescovo di Roma incontrava i vertici dei Vescovi americani nella bufera. Sintesi: il Papa è tranquillo. Il problema degli abusi è il clericalismo.

E non è una novità: Francesco lo dice ogni due per tre. Massimo Bernardini si spinge oltre: “Dobbiamo imparare da lui (il Papa, ndr). Preoccupato eppure ilare”, cinguetta ferioso dalla Grecia il giornalista di cielline simpatie.

Negli Usa la vivono diversamente. E peccato che il resoconto dell’incontro coi gesuiti irlandesi riportato dal quindicinale dei Gesuiti si interrompa proprio sul cruciale: alla domanda di cosa fare concretamente per interrompere le inlezuolate pretesche. L’agenda del viaggio non permetteva di prolungare l’incontro.

Ma Francesco è Papa, capo di Stato e sovrano assoluto. Potrebbe legiferare tra un minuto motu proprio. Però ha scelto di ascoltare e discernere. Ancora. A febbraio 2019 ha convocato a Roma tutti i vertici delle conferenze episcopali del mondo. Tre giorni per parlare. Ancora. Aveva apparecchiato un tribunale di inquisizione per i vescovi compromessi. Non è mai partito. Perché? Tornando da Dublino a domanda sul punto non ha risposto.

A Bergoglio piace Mina. Lo ha detto anche omiletico: “Parole, parole, parole”.

Si vorrebbero seguire Giuliano Ferrara e Massimo Borghesi che sul Foglio pulpitano da giorni che il problema non sono gli abusi, ma una Chiesa che non sa più dire perché esista (Ferrara), e che negli ultimi dirottamenti la Catholica rischia di diventare “moralista” (Borghesi). Hai voglia di spiegare agli americani la differenza tra morale e moralismo. Un saggio di Civiltà Cattolica di un anno e mezzo fa pretendeva l’aggancio tra destra politica e religiosa. Saggio rilanciatissimo di questi tempi.

Però non si capisce la contraddizione tra il vivere il cristianesimo e desiderare di scacciare le porcherie, o perché denunciare abusi deraglierebbe verso il moralismo. Moralismo. Termine passepartout in Cl – molto silente in questi tempi – per condannare il prossimo che chiede una coerenza a chi conduce (ah ma sei moralista!, l’accusa se eccepisci). Salvo poi scaricare il prossimo “amico” impresentabile senza troppa misericordina.

Citofonare in Lombardia per chiarimenti.

Ma è un’altra storia.

Il sugo è di racconti di abusi e presunti tali.

E mettiamola la moratoria. Imponiamola: basta parlare di pedofilia clericale che tutte le statistiche dicono il contrario: abusi. Punto. E chi non è d’accordo si compri un Dsm, il manuale diagnostico che usano gli psichiatri, e confronti definizioni e statistiche.

Mentre la stampa Usa attendeva un rigo, uno, dal Vaticano, per l’incontro tanto atteso di ieri, da oltre le Mura è uscito un set di foto “ilari” del Papa coi vertici episcopali Usa. Ridevano.

Negli States l’hanno presa malissimo.

Sono i vertici episcopali di una terra che ha tagliato i fondi al Vaticano. La fondamentale pipeline. Mentre in Italia l’8xmille è in caduta libera, e la Germania – che ha problemi analoghi sul sesto dei preti – ancora pretende la tassa ecclesiastica per comunicarsi, sposarsi e morire. Se non paghi, i sacramenti te li scordi.

Intanto il Vaticano manda foto di lunghe tonache sorridenti che discutono di crisi. Il team Bergoglio applaude. Paragona il Papa a Gesù che tace davanti alle accuse.

Che Francesco non dica nulla all’arcivescovo Viganò – che ne chiede le dimissioni e suona ridicolo anche per una catechista di paese – è auspicabile. Ma parlerà. Lo farà. Il Papa più intervistato della storia non saprà trattenersi. C’è da augurarsi che prima del prossimo viaggio con volante conferenza stampa, risponda il Vaticano. Una risposta è stata annunciata.

Oltre Porta Sant’Anna risultano due schieramenti su come affrontare l’affaire. Morettianesimo puro: “Mi si nota di più se … o se…”. Dicono: se smentiamo, chi sa cosa poi cosa ha in mano l’ex nunzio di Washington, Viganò. Se non parliamo ci perdiamo mezzi Stati Uniti e dintorni.

Parlando di cose serie. Tagliati i fondi, dato che il presepe natalizio in piazza San Pietro costa come un bilocale a Roma Nord… Lo faranno ancora?

Andrea Mainardi

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